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DAL 1990 IL CLUB DUCATI A TORINO
Nato dalla passione di Maria Luisa Blandino

 
DUCATI CENTAURO
Uomo e macchina uniti in un solo elemento:
la parte meccanica con la capacità emozionale e cerebrale dell’uomo,
la parte biologica con la resistenza e le prestazioni proprie della tecnica.
Ecco l’unione alchemica che genera il ‘Centauro’.
Le due parti sono però interagenti
cosicché, a seconda della prevalenza dell’una sull’altra,
le forme risultanti sono state, nel corso di cento anni di
tradizione motociclistica, le più disparate.
Il Ducatista è una di queste forme.
Prima, le intenzioni biologiche costruiscono la parte meccanica,
poi questa collabora offrendo sensazioni ed emozioni che plasmano la parte umana, una sola
anima si ha con l’insieme.
La motocicletta da sola offre sempre un’immagine incompleta di sé.
Se un motociclista a piedi vi parla della sua moto,
lo farà sempre con un velo di malinconia, perché anche lui si sente incompleto.
Il Ducatista , qui inteso come l’insieme, sembra essere stato
plasmato dalla essenziale ricerca della velocita’ e
dell’efficacia.
L’insieme Ducatista e’ impregnato delle traiettorie degli Appennini:
una curva dietro l’altra, il tracciato ha conformato il mezzo,
e molte volte questi itinerari gli si vedono negli occhi.
Non c’e’ posto per elementi che non abbiano
una funzione diversa da quella di fuggire rapidi da una curva per subito percorrerne un’altra:
l’energia da sprigionare è sempre pronta.
Il motore potrebbe
rivoltarsi a dover sprecare le sue forze per muovere pesi
secondari.
Il Ducatista fermo è in una dimensione provvisoria.
Non è un oggetto che vuole essere contemplato per la sua estetica;
se poi da fermo offre forme poetanti lo si
deve alla capacità plastica della dinamica.
Difficilmente vedrete un Ducatista ricoperto di inutili e sgargianti colori
che hanno il solo effetto di essere specchietti per allodole.
Non ha bisogno di farsi osservare per quello che non è.
La completezza dell’insieme, inoltre, la si raggiunge soltanto
quando l’aria circostante viene pervasa dal suono della
meccanica e squarciata dalla sua sagoma
penetrante.
L’uomo che conduce non può soltanto
accomodarsi sulla parte tecnologica per farsi trasportare:
deve sempre essere pronto a controllare l’istinto selvaggio
che in ogni momento può autonomamente scatenarsi dalla
meccanica. E’ questa la seconda parte dell’anima che compone
il Ducatista; ed è solo lui a poterla conoscere
completamente.
Il Ducatista acquisisce così il
temperamento di dominatore e controllore, poco sensibile alle
agiatezze o alle sofisticherie offerte da altre meccaniche:
anche se queste potrebbero facilitare la sua esistenza, il
Ducatista non rinuncia al ruolo di protagonista nell’agire sui
comandi. Il tracciato prediletto è genericamente breve,
tortuoso, impegnativo, intenso, nel quale il mezzo è sempre
inclinato da un lato o dall’altro, anche se non mancano
esemplari particolarmente resistenti che attraversano interi
continenti. Il Ducatista è molto di più di un motociclista, è
molto di più che una scelta modaiola: è l’essenza purista
delle competizioni portata sulle strade. Il Ducatista è
consapevole di far parte di un insieme speciale e
potenzialmente pericoloso ed è per questo che alla guida evita
inutili stravaganze e provocazioni.
Nelle moto di ieri,
di oggi, e sicuramente anche di domani, la Ducati sarà sempre
unica e singolare, diversa e speciale, e saranno anche diversi
e speciali i Ducatisti.
Presidente del D.O.C. Torino Blandino Maria
Luisa Lady Ducati

....E TOLTA L'ARMATURA....

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