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Terminati gli
studi, interrotti per forza, quale avvenire potevo avere? Pensai
così come tesi di Laurea di progettare un motore da corsa 75cc. che
realizzai quando diventai professore all'Istituto Alberghetti di
Imola, nel reparto attrezzeria assieme ai miei allievi (oggi quasi
tutti proprietari d'azienda). "Mistero", così lo chiamai. Era un 75
cc., aste e bilancieri, cavalli 6-7, fuso in terra, che poteva
raggiungere una velocità di 110 Km/h. Quasi contemporaneamente
progettai il "Tornado", motore monoalbero, fuso in terra, di circa
10 cavalli per una velocità di 140 Km/h. A Imola, mia residenza,
durante una gara motociclistica conobbi il sig. Pietro Ceccato,
proprietario dello stabilimento "Ceccato". Visto il "Tornado" lo
volle acquistare. Nel frattempo però, con detto motore, mi presentai
al reparto corse "Mondial" dei fratelli Boselli e fui subito
assunto. In detto reparto ero affiancato da validissimi meccanici. I
loro capi erano: Moretto, Omer, Biavati. Biavati era l'uomo di
fiducia, il silenzioso che lavorava nel suo angolo instancabilmente.
Aveva le chiavi dell'officina: un uomo dolce, il vero padre di
famiglia. Quando doveva fare un'osservazione oppure insegnare un
lavoro, lo faceva molto educatamente. Omer e Moretto erano due bravi
meccanici, ma molto irruenti, sapevano di valere e lo dimostravano
in tutti i modi. Omer era l'uomo che, dietro le corse, dava fiducia
al corridore: direi che i pivelli con lui si sentivano sicuri.
Moretto era quello del sesto senso. Osservava una moto ultimata e
non gli sfuggiva una sola vite. Con me erano gentili, mi
rispettavano e quando discutevamo di lavoro, la collaborazione era
perfetta. Il sig. Boselli lo vedevamo raramente e si può dire che
tutto era nelle nostre mani. Le gare nazionali, regionali, cittadine
andavano molto bene. Provini ed Artusi erano i beniamini del
pubblico. Si correva con il 125 monoalbero, poi la federazione pensò
al giro d'Italia. |